Presidente o Premier? Un po’ di chiarezza

Quando si è bambini si sogna di fare molti mestieri: a influenzare la scelta sono spesso i mestieri dei genitori che fungono da modello, oppure gli esempi forniti da tv e libri. Capita che i bambini dichiarino di voler fare i pompieri, i poliziotti, i medici, gli scienziati spesso soggetti di format televisivi come cartoni animati e serie tv per ragazzi. In pochi vogliono però fare i politici, almeno da piccoli. Naturalmente ciò dipende da dove si vive. Negli Stati Uniti la figura del Presidente, al di là delle polemiche quotidiane, è considerata unificante. Cioè l’istituzione trascende la persona che la rappresenta, come dimostrò in modo efficace lo scandalo Watergate, oppure la limitazione imposta ai mandati presidenziali in seguito alla carismatica presidenza di Franklin Delano Roosevelt. In America i bambini possono sognare di essere capi della nazione. E in Italia? Nel nostro paese la repubblica presidenziale ha fatto parte del dibattito politico in modo molto sporadico. Chi ha proposto delle riforme ha cercato di introdurre un sistema alla francese, con un forte capo dello stato che è il centro di tutte le attività propulsive, pur nominando un presidente del consiglio suo sottoposto. Da noi c’è la figura del Presidente del Consiglio dei Ministri che volgarmente e in modo del tutto inesatto viene definito Premier. In realtà nella Costituzione italiana il presidente ha un ruolo preminente di guida, è di fatto “il capo del governo”, ma non è considerato nemmeno come “Primo Ministro”, come avviene per esempio in alcune monarchie costituzionali (ad esempio in Gran Bretagna).

La stampa e i media usano i termini in modo comunque intercambiabile, le differenza tra Capo di Stato e Primo Ministro però sono enormi. Anzitutto anche in Italia esiste un Capo di Stato, l’attuale Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. A dispetto di quanto si credi, i suoi poteri sono molto ampi. Una personalità politica di grande influenza, come Napolitano, ha esercitato il suo ufficio per quasi 10 anni, influendo moltissimo nella vita politica italiana, tanto da essere considerato forse il più importante capo di stato della nostra storia, soprannominato per l’appunto Re Giorgio. Un presidente è di solito considerato il capo dello stato, rappresenta la nazione, è capo delle forze armate e nomina il governo. In Italia è così. Eppure le linee direttive del governo, la politica fiscale ed economica, l’azione propulsiva per prendere le misure di “governo” spettano appunto al capo del governo, che presiede e coordina i ministri. In America queste due funzioni coincidono. Obama, ormai giunto alla scadenza del suo secondo mandato presidenziale, non solo rappresenta la federazione, l’unità della nazione ed è capo delle forze armate, ma è anche il capo dei ministri (amministrazione) e ha un fortissimo potere di nomina e rimozione degli stessi, che si estende fino ai capi delle varie agenzie, che spesso svolgono funzioni che in Italia sono esercitate dai ministeri.

Inoltre: mentre il presidente è spesso eletto, il primo ministro è nominato. In Italia, come al solito, abbiamo un ibrido: il presidente della repubblica è nominato dai partiti presenti in Parlamento e votato dallo stesso in seduta comune; mentre il Presidente del Consiglio riceve l’incarico dal capo dello stato a seguito di consultazioni con le formazioni parlamentari. In Italia insomma a decidere tutto è il Parlamento, anche se negli ultimi 20 anni si è assistito a una informale votazione popolare del primo ministro, indicato direttamente nel materiale di propaganda elettorale e nel simbolo, introducendo un premierato elettivo, che ha cambiato i connotati della costituzione sostanziale del nostro paese.

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