L’uomo e il cavallo

L’addomesticamento del cavallo assai restio ad essere assoggettato dall’uomo, non è mai stato facile e non è così antico come si potrebbe pensare. Per tanto tempo il cavallo selvaggio rimase oggetto della caccia più che dell’allevamento. Tale appare nelle raffigurazioni paleolitiche della grotta di Lascaux in Francia. Allora il cavallo era ricercato soprattutto per l’alimentazione, come carne e latte, e l’abbigliamento (per la pelle) e così fu per molto tempo, anche dopo che si cominciò ad allevarlo allo stato domestico: ciò avvenne pare, verso la fine del periodo paleolitico, cioè prima della più grande invasione ariana in Europa (che vi introdusse nuova razze, ben presto incrociate con quelle esistenti). Sappiamo che già 9000 anni prima di Cristo, i mongoli e i cinesi allevavano il cavallo, passi della Bibbia farebbero invece pensare che i primi a domarlo siano stati gli egizi, ma è probabile che l’addomesticamento non sia avvenuto in una sola regione, ma in più luoghi, come spesso succede. Tardivo fu, comunque, l’impiego del cavallo per il traino e l’equitazione, che si può far risalire all’età del Ferro. Famosi cavalieri furono per esempio gli Sciti, che assai dovettero colpire l’immaginazione dei popoli occidentali, cui il cavallo era molto meno familiare, quando sconfinarono nel mondo greco invadendo la Tracia. Forse allora venne prendendo forma il celebre mito del Centauro, metà uomo e metà cavallo.

Anche altre popolazioni orientali (assiri, babilonesi, persiani) turno abili nel cavalcare, mentre nel mondo greco-romano, dove l’allevamento non assunse mai questa grande importanza, la pratica si diffuse assai tardi. L’uso del cavallo per equitazione (soprattutto per il suo impiego in guerra) fu a lungo condizionato dalla mancanza di sussidi tecnici, quali la sella, le staffe e la ferratura. Fu solo nel Medioevo che le popolazioni barbariche, abituate da tempo immemorabile a combattere a cavallo, introdussero in Europa dall’Asia l’uso della sella e della staffa, che accrebbero di gran lunga la stabilità e la forza d’urto dei cavalieri. Quanto alla ferratura, ne manca qualsiasi testimonianza nel mondo classico, e per tutto il primo periodo medievale essa non fu usata, fin quando non fece la sua comparsa intorno al IX secolo, sia presso i Franchi che presso i bizantini. Nel medesimo periodo, contemporaneamente al diffondersi del cavallo come animale da tiro e di trasporto, per i lavoro dei campi venne introdotto un nuovo sistema di bardatura, basato sul collare rigido che sostituì il gioco che impediva al cavallo di utilizzare appieno le proprie forze.

Da allora questo splendido animale, nei suoi incroci e nelle sue razze originarie, è stato sempre a stretto contatto con l’uomo rappresentando la misura base dell’energia di spinta e di movimento, che ancora oggi utilizziamo per definire la potenza generata da un motore. Il cavallo ha definito l’esistenza e l’importanza del cavaliere per tutto il periodo fino all’età moderna: il combattente di valore, il signore, che potendosi permettere la spesa per l’acquisto e il mantenimento dell’animale, sale di rango e diventa centro di potere. I cavalli hanno combattuto con l’uomo fino alla prima guerra mondiale, quando apparve che i reggimenti di cavalleria lanciati in carica non potevano nulla contro le trincee armate fino ai denti di mitragliatrici da cento colpi al minuto. Ancora nella seconda guerra mondiale vi fu un’ultima carica di cavalleria, ma il suo ruolo era scemato, anche se oggi rimane utilizzato dagli agenti di pubblica sicurezza a cavallo nelle città (Carabinieri).

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