Le strade romane ancora in uso oggi

Come dice un famoso proverbio: tutte le strade portano a Roma. Era un modo di dire molto corrispondente alla realtà, tanto che dei grafici hanno potuto tracciare ancora oggi, su una mappa europea, quanto sia vera questa asserzione.

L’importanza delle strade romane per l’evoluzione e la spinta dell’impero romano (e in seguito per la civilizzazione del mondo occidentale) sono state così fondamentali, che esse non sono solo servite per trasportare truppe, merci e persone. Ma con esse si sono divulgate idee, principi, pensieri e filosofie. In un sistema di ramificazione a raggiera che dal centro procede verso la periferia.

L’attitudine dei Romani a costruire strade si deve principalmente a due motivi: l’esigenza di controllare il territorio in penetrazione fornendo una pavimentazione in pietra alle truppe in marcia. Roma usava prevalentemente la fanteria legionaria, una sorta di truppa pesante, che doveva disporre di sentieri ben tracciati per potersi addentrare nel territorio nemico appena conquistato.

Questa tecnica di costruzione delle strade, dal punto di vista logistico, come utilizzo di una risorsa militare è stata così importante, che gli spostamenti delle truppe sono diventati un fattore di sorpresa spesso decisivo nelle battaglie romane, ma anche un principio ineludibile con cui organizzare gli spostamenti delle truppe e dei vettovagliamenti nel fronte di guerra. Napoleone aveva fatto delle strade un caposaldo della sua tattica di guerra per esempio.

Inoltre i Romani erano estremamente pratici: sfruttavano il territorio conquistato e avevano necessità di collegarlo alla città, perché essa si impadronisse delle tasse e delle merci provenienti da quei territori. Così, non appena conquistata la Magna Grecia, per esempio, si capì che conveniva collegare la capitale con il porto principale sull’Adriatico, il principale punto di transito col ricco mercato della Grecia e dell’Oriente. La via Appia, di cui rimane ancora oggi una parte di tracciato, fu pensata proprio a questo scopo.

Le strade romane più famose sono naturalmente quelle che partono da Roma e che si allungano sulla penisola italiana. Dobbiamo precisare che queste poi all’epoca delle conquiste rappresentarono il tronco principale per le ramificazioni nell’Europa continentale, attraversando spesso territori ostili e dall’orografia complicata come le Alpi e gli Appennini, i corsi d’acqua e le foreste.

Le vie consolari sono quelle fatte costruire dai consoli, i magistrati supremi della repubblica romana, fino all’evento del principato di Augusto.

La via Emilia è una strada ancora oggi attiva, essa insiste sulla parallela della dorsale appenninica tosco-emiliana, dalla costa fino a Piacenza. Le principali città dell’Emilia-Romagna, sotto la riva destra del Po, cioè Rimini, Cesena, Forlì, Imola, Bologna, Modena, Reggio, Parma e Piacenza sono situate a uguale distanza l’una dall’altra (idealmente), cioè a una giornata di viaggio.

La Via Emilia era a sua volta collegata a Roma dalla Via Flaminia, che attraversava l’Appennino, oggi una strada provinciale, che procedeva dalla città verso l’Umbria, passando sotto Assisi ed entrando nelle Marche all’altezza di Nocera, fino a raggiungere Pesaro. Da lì c’era una diramazione sud verso Ancona, che collegava alla ricca provincia del Piceno.

La via Cassia e la Via Aurelia seguivano, come oggi, la costa tirrenica. La via Aurelia era proprio una strada litoranea, che si addentrava in Etruria fino ad arrivare a Genova. La via Cassia penetrava nel territorio toscano fino a tornare verso la costa nella zona di Carrara, dove erano già attive la famose cave di marmo monumentale.

I tracciati moderni seguono il tracciato originale, non si sovrappongono e in qualche zona il vecchio tracciato emerge, come nel caso dell’Appia, che oggi è conservata all’interno di un parco naturale molto suggestivo.

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