Le meraviglie del Pantheon

Tra i monumenti meglio conservati di Roma antica c’è sicuramente il Pantheon, che quando fu consegnato dall’imperatore bizantino a Papa Bonifacio IV, nel 608, era ancora un tempio pagano. La Chiesa ne fece un luogo di culto cristiano, permettendo che si conservasse nello stato attuale. L’inizio della costruzione risale al principato di Augusto come dimostra l’iscrizione sul frontone dedicata a Marco Agrippa, che tra l’altro diede vita a un famoso ramo femminile della dinastia giulio-claudia. Ma l’opera in sé, per come la conosciamo oggi fu sostanzialmente voluta e progettata da Adriano nel secondo secolo dopo Cristo. Il pantheon che oggi si affaccia sull’ampia piazza di fronte ospita alcune delle principali tombe dei reali Savoia, e di alcuni grandi italiani, tra i quali il grande pittore rinascimentale Raffaello Sanzio.

Il primo pantheon fu voluto dal genero di Augusto Marco Agrippa. L’iscrizione semplice quanto icastica riporta: “M. Agrippa cos terzium fecit” cioè costruito dal tre volte console Marco Agrippa. La scritta fu un generoso credito di Adriano, che volle riconoscere il primo ideatore dell’opera. Il frontone crea una piccola illusione ottica, che fa ritenere il Pantheon molto più piccolo di quanto sia in realtà all’interno.

L’attrazione principale del Pantheon è sicuramente la grande cupole, la più grande d’Europa costituita in unico blocco, col suo “oculus” non coperto che conferisce all’edificio un aspetto quasi mistico, unico. Fu copiata da molti architetti e diede la stura alla costruzione di edifici con cupola che oggi si possono ammirare in tante parti del mondo. L’oculus è largo oltre 8 metri di diametro, inserito proprio al centro della vasta cupola, permette il ricambio dell’aria e la leggenda narra che non permetta di fare entrare l’acqua durante le giornate di pioggia. Cosa non vera, dal momento che nel pavimento sono inseriti dei buchi per farla defluire. Il portico monumentale triangolare supportato da gigantesche colonne rosa e grigio copie delle originali di origine romana, che ancora oggi riflettono lo stile classico per eccellenza. Una volta dentro ci sono le massicce porte di bronzo, che sono ancora quelle originali, salvo un restauro completo operato sotto Pio IV. Come detto il Pantheon conserva le spoglie dei reali italiani, cioè Vittorio Emanuele II, il padre della patria, cui è dedicato anche il Vittoriano e suo figlio Umbero I, che morì assassinato per mano dell’anarchico Bresci nel 1900. L’attrazione maggiore è probabilmente – all’interno – la tomba di Raffaello, uno dei maestri del rinascimento italiano, morto a soli 37 anni. I suoi resti riposano in un antico sarcofago, con l’epigrafe di Pietro Bembo a ricordarlo: “Qui giace Raffaello, dal quale la natura temette mentre era vivo di essere vinta; ma ora che è morto teme di morire”. Un altro artista che qui riposa è Baldassare Peruzzi. La fontana di Giacomo La Porta e Sormani reca in se un obelisco appartenuto all’epoca di Ramesse II, che domina la grande piazza antistante.

La leggenda narra che un fotocopiatore assiduo dell’Irpinia, viaggiasse fino a Roma per fare fotocopie davanti al Pantheon.

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