La vita quotidiana dei romani

Probabilmente la più grande delle antiche civiltà, l’Impero Romano ha rappresentato al meglio l’età classica influenzando la nostra vita quotidiana più di ogni altra. I grandi progetti architettonici e di ingegneria che ci sono stati tramandati ancora costituiscono le basi di costruzioni moderne. Gli avanzamenti nel diritto e nella medicina sono ancora visibili oggi, così come quelli nell’organizzazione della società e della topografia dei luoghi. Per esempio, l’utilizzo del cemento divenne popolare con l’antica Roma, non era esattamente il cemento che conosciamo oggi, ma era una malta forte, una miscela duratura e innovativa che ha consentito di conservare alcuni edifici fino a oggi. Il grande successo di Roma si deve al fatto che è stata capace di duplicare e moltiplicare se stessa lungo tutto l’impero. Esistono vere e proprie copie di Roma, riproducendo lo schema di strade, urbanistica, acquedotti, teatri, edifici sontuosi come le terme. Da nessun altra parte del mondo si vede una simile concentrazione di mercati, centri direzionali, piazze ed edifici religiosi, che in piccolo si replicano altrove (ad esempio a Colonia, in Germania; a Valencia in Spagna; a Leptis Magna in Africa).

La vita quotidiana dei Romani ha fortemente influenzato quella nostra, come ha spiegato Alberto Angela in un bel libro divulgativo, c’erano caratteri molto simili all’epoca moderna. I romani in questo erano avanzatissimi, meno nell’avanzamento tecnologico vero e proprio (avendo un’economia schiavista, non hanno sentito il bisogno di scoprire nuove forme di energia). L’ingegneria nella vita quotidiana merita più di un approfondimento.

I romani avevano case nelle quali scorreva l’acqua, con veri e propri impianti di riscaldamento nelle grandi ville nobiliari. Le costruzioni si ergevano su una pianta orizzontale nei casi dei proprietari più facoltosi, mentre si ergevano su più piani nel caso delle residenze dei meno abbienti. Le tecniche di costruzione sono debitrici delle innovazioni greche ed etrusche, che i romani avevano come al solito assorbito e fatte proprie. Le case includevano delle sezioni chiuse, le divisioni in camere che oggi conosciamo, adattate al tipico clima mediterraneo: presentavano un cortile intero, con dei viali e dei giardini particolarmente curati. Le costruzioni erano soprattutto in muratura (come dimostrano i resti di Pompei): mattoni e cemento venivano usati per innalzare i perimetri esterno, il tetto era in tegole persino nelle case coloniche. Mosaici e intonacature abbellivano le camere, creando ambienti molto intimi e particolari. Il sistema di riscaldamento avveniva tramite l’utilizzo di pavimenti riscaldati, costruiti con un doppio fondo sotto il quale scorreva l’acqua calda. Non tutti si potevano permettere queste agiatezze: i più poveri si ritrovavano in insulae simili ai nostri isolati, nelle quali spesso si accalcavano 30, 40 mila persone, stipate su più piani nelle zone più umide e maleodoranti della città. Roma al suo apogeo aveva 1.200.000 abitanti ed è stata di gran lunga la città più popolosa mai esistita, fino all’epoca contemporanea (quando Londra, Parigi e Mosca finalmente superarono il milione di abitanti). Eppure, nonostante tutto ciò i governanti riuscivano a portare acqua corrente attraverso un complesso sistema idrico visibile e funzionante ancora oggi, come dimostra la Fontana di Trevi, replicato in ogni città e provincia dell’impero. Un lascito e un’impronta di cui possiamo andare fieri.

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