La verità romanzata di Svetonio

La verità romanzata di svetonio

La verità romanzata di svetonio

Svetonio è stato lo storico e filologo romano più importante di tutti i tempi. Appartenente all’ordine equestre e figlio di un tribuno della XIII legio, Svetonio seguì gli studi di retorica e giurisprudenza e fece l’avvocato: quindi accolto fra i comites di Traiano e divenuto amico di Plinio il giovane, che ci fornisce numerose notizie sul conto di Svetonio, poté ottenere l’ius temei libernrum; poi dall’imperatore Adriano fu nominato capo dell’ufficio-studi, prefetto delle biblioteche e segretario dell’imperatore. Caduto in disgrazia dell’Imperatore con il pretesto di non essersi ben comportato verso l’imperatrice Sabina, fu allontanato da corte, continuando nell’ombra quegli studi, che non aveva mai abbandonato.

La Suda ci offre un elenco non completo delle sue opere, alcune delle quali scritte pure in greco, come il trattatello Sugli svaghi del fanciulli greci: 2 libri di Historia ludica, Storia dei giochi e degli spettacoli romani), un trattato sulla moda De genere ventura, un saggio sul calendario romano, uno studio sulle cortigiane celebri, questioni grammaticali sulle abbreviazioni ed espressioni ingiuriose, una enciclopedia di cultura varia in 10 libri, dal titolo Prata, una seconda enciclopedia di carattere antiquario, dal titolo Roma, de instituris moribusque  ed altre monografie. Tutto questo materiale, in parte noto agli studiosi del medioevo, é andato perduto.

La storia romanzata di Svetonio

Ci rimangono il De vita Coesarum, pressoché integro, e qualche cosa del De viris illustribus. Il De vita Caesarum é l’opera più nota di Svetonio; è dedicata a Sepcitio Claro, prefetto del pretorio, e fu pubblicata tra il 120-122; comprende le biografie di 12 Cesari, a partire da Giulio Cesare fino a Domiziano, ed é divisa in 8 libri: Citino Cesare (1), Augusto (II), Tiberlo (III), Caligola (IV), Claudio (V), Nerone (VI), Galba, Otone, Vitellio (VII), Vespasiano, Tito, Domiziano (VIII). Manca la dedica e l’inizio della vita di G. Cesare: l’opera non é veramente storica, perché l’autore tende a mettere in rilievo vizi e virtù, azioni nobili e piú spesso turpi sino alla morte; intendimento morale di ispirazione peripatetica, non lo studio o la ricerca dei fattori sociali, economici, amministrativi dell’impero. A differenza di Tacito, che scava il dramma interiore degli uomini e ricostruisce spregiudicatamente l’anima dei tempi, Svetonio si comporta come uno spettatore curioso o da semplice biografo: l’esposizione non é mai monotona, ma ricca di aneddoti, assumendo così l’aspetto di un romanzo storico, dove però l’impegno maggiore è quello di dire la verità, anche se l’autore si dimostra assai credente nei prodigi ed è alquanto superstizioso. Lo stile é classico, ricco di concivinitas, con qualche grecismo e numerosi esempi di brevitas. Quanto al De viris illustribus, diviso in 5 sezioni: De poetis, de oratoribus, de historicis, de philosuphis, de grammaticis, de rhetoribus, ci è rimasto il De grammaticis. Lo schema adottato é sempre quello: nome, origine, condizione sociale, scuola, educazione letteraria, doti intellettuali e murali, vicende della vita, scritti, età, morte, statue; l’autore si compiace spesso di pettegolezzi. Imitato da S. Girolamo, Svetonio ha offerto spunti per le loro opere a Isidoro dl Siviglia (VI sec.). a Corneille e Racine con la biografia dei Flavii, al Metastasio, al Cossa e al Boito.

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