La teoria dei colori

L’aspetto probabilmente più intrigante sui colori è che essi sono frutto di una percezione della realtà. Tra i fisici più importanti che hanno studiato la formazione del colore, cioè la scissione della luce in diversi colori fondamentali, che la compongono, c’è Newton, ma anche Einstein. Gli scienziati più brillanti ci hanno sempre messo in guardia dal fidarci della realtà sensoriale, cioè di quella che percepiamo, perché appunto essa è una nostra realtà. Una delle più importanti conquiste della scienza dunque è stata quella di dare risalto al punto di vista dell’osservatore. E anche per i colori succede lo stesso. Non tutti li percepiamo alla stessa maniera ed essi sono il frutto di precise reazioni fisiche e chimiche, che avvengono una volta che la sostanza con la quale vengono prodotti viene attraversata da un fascio di luce.

La teoria dei colori ha un ruolo nel design e nell’arte. Intende cioè dimostrare che l’utilizzo dei colori in un modo differente, può variare la percezione di uno spazio, dando luogo a diverse soluzioni di arredamento e sistemazione che altrimenti non sarebbero possibili. Solo nell’800 questo aspetto dei colori, la loro variabilità rispetto al punto di vista dell’osservatore, ha conosciuto un tale sviluppo da diventare una disciplina autonoma e indipendente. Oggi si studiano i principi scientifici che stanno dietro la percezione del colore, ma anche il substrato psicologico che sottintende la percezione degli stessi e che varia da persona e persona, fino a coinvolgere discipline come la psicologia, un tempo ritenute estranee rispetto alla mera percezione fisiologica ottenuta dal combinato disposto della vista e del cervello.

Il campo della teoria dei colori è molto vasto: autori di spicco e teorici di molte discipline stanno concorrendo a delineare i confini, proponendo sempre delle novità, ma si può dire che essa riguarda da vicino l’analisi del colore, come esso si forma, in che modo interagisce con l’ambiente circostante, in che composizioni può essere utilizzato. Il colore è sfuggente: l’esperienza quotidiana ce lo dice. Al buio i colori scompaiono, rimangono scure sfumature che fanno perdere contorni agli oggetti. Mentre con la luce essi appaiono in tutto il loro splendore e ci sentiamo rassicurati, affascinati. Diversi studi sul colore hanno dimostrato che reagiamo, nella media, in modo differente rispetto ad essi, tanto che alcuni colori sono diventati sinonimi di un’azione o di uno stato d’animo. Ad esempio, il rosso è diventato sia il colore della passione, sia il colore dell’arte. Quando siamo di fronte a un segnale rosso vivo possiamo essere certi che il nostro corpo avrà una reazione particolare. Il verde sinonimo di speranza è il colore che rassicura, che che non incute una sensazione di pericolo, ma di sicurezza. Col verde passiamo. La teoria dei colori ha una forte rilevano nel design e nella moda, ma anche nella scenografia e nella cinematografia. Si pensi alla strepitosa “fotografia” del film Matrix, che ha una leggera patina di verde, simile a quella del codice led usato negli schermi, che avvolge l’intero film. È tipico degli arredatori, ad esempio, o come si dice oggi “gli interior design”, verificare come si comportano i colori in uno spazio e che effetti regalano quando vengono messi in contrasto. Esistono anche leggi urbanistiche, in molti centri, che ad esempio uniformano le facciate della casa a una serie di colori. Infine, sempre maggior rilevanza ha il “pantone”, cioè l’identificazione dei colori realizzata da un’azienda americana dello stesso nome, che oggi è diventato uno standard internazionale per antonomasia.

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