La monetazione romana

– Cesare, ti chiediamo sesterzi
– Veramente vado dritto

Con questa celebre e abusata battuta di spirito introduciamo il tema della moneta romana. Che moneta usavano per andare a fare la spesa? Alberto Angela, il celebre divulgatore paleontologo e appassionato di storia e archeologia, è riuscito nell’impresa di descrivere la vita romana a partire da una moneta, da quando viene coniata e messa in circolazione, passando di mano in mano tra le province del grande dominio. Qui vogliamo essere molto meno ambiziosi e parlare della moneta in generale.

I Romani furono i primi ad avere una moneta standard, una valuta come si suole dire. In conseguenza di ciò Roma aveva un tesoro centrale, l’erario, nel quale venivano raccolte le tasse pagate dai cittadini e dai sudditi in tutte le province. Le tasse venivano raccolte tramite un sistema piuttosto esoso di appalto ai privati (i famosi publicani), che non di rado si lanciavano in operazioni speculative a tutto danno delle comunità. L’Italia in vari momenti dell’esistenza del dominio romano era esente dalle tasse principali. Queste finanziavano la burocrazia, le opere pubbliche, il mantenimento delle strade, degli edifici e soprattutto dell’esercito, che nel momento di massimo bisogno superava le 700.000 unità divise in almeno 30 legioni, comprendendo ausiliari e forze di marina. Tutti militari professionisti pagati per essere soldati.

Avere una valuta circolante e riconosciuta in tutto quel vasto territorio di 4 milioni e mezzo di chilometri quadrati più il Mar Mediterraneo, consentiva ai vari “governi” di operare una vera e propria politica monetaria, aggiustando il saggio dei metalli, stabilendo il rapporto tra oro e argento e bronzo. Inizialmente il valore della moneta era dato dal valore del metallo di cui era composta, cioè dal suo peso. Con un asse di bronzo si poteva a acquistare, per esempio, una mucca, ma la diffusione al posto del baratto prese definitivamente piede nel III secolo a.C. Dalle pratiche di commercio i Romani si resero conto che non tutto aveva lo stesso valore, e che dovevano introdurre delle misure, delle monete il cui rapporto era in scala rispetto ad un altro. Introdussero pertanto la moneta d’argento più prestigiosa: il denario, di ispirazione greca, del valore di 10 assi. Espandendosi sempre di più e avendo accesso a molto oro dalle miniere e dalle conquiste, finalmente introdussero una monetazione in oro, con l’aureus, che valeva ben 25 denarii e 250 assi. E il famoso sesterzio? Era molto più raro rispetto ai denarii, con i quali spesso venivano saldati i debiti di guerra dei paesi occupati, al tempo di Augusto era costruito in oricalco, una lega di colore simile all’oro.  Il valore era quello di 4 assi, quindi molto inferiore rispetto al denario. Essendo unità di conio veniva usata per regolare i prezzi: i soldati sotto Domiziano venivano pagati 1200 sesterzi all’anno.

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