La leggenda di Nerone incendiario di Roma

Pazzo, ubriacone, goliardico, dissoluto, infame, incestuoso, assassino e piromane. I “complimenti” per l’imperatore Nerone non si sono di certo sprecati, durante e dopo la sua vita, turbolenta e ricca di colpi di scena. Eppure la storiografia moderna tende a rivedere alcuni giudizi piuttosto pesanti su questo giovane componente della famiglia Claudia, imparentato con i Giuli successori di Cesare e Augusto. Il problema principale sta nel marchio di infamia postogli da Tacito, storico molto amato per il suo carattere duro, il suo moralismo e il suo rigore. Tacito è responsabile anche della cattiva fama del predecessore di Nerone, Claudio, che invece la storiografia più recente ha esaltato come uno dei migliori principi del primo secolo.

A Nerone fu attribuita la colpa del grande incendio di Roma: il motivo era puramente speculativo, guarda un po’. Secondo i malpensanti Nerone voleva costruire per s’è una vasta reggia (nota oggi come Domus Aurea) e pertanto aveva necessità di spazio edificabile nel cuore della città. Per condire meglio il piatto, la tradizione cristiana attribuisce a Nerone la calunnia secondo la quale fossero stati i cristiani a incendiare la città per ribellarsi all’imperatore. Ma sono probabilmente dei falsi storici.

Innanzitutto sulla diffusione del cristianesimo a Roma nel 60 d.C. c’è più di un dubbio, si commettono degli anacronismi e sulla presenza dell’apostolo Pietro in città vi è più di un dubbio. Paolo era cittadino romano e quindi la sua presenza avrebbe un senso, anche se il suo apostolato era del tutto concorrenziale a quello dei primi apostoli. Il cristianesimo era un culto di nicchia, una nicchia ristretta, che agiva fuori dalla sua sede di nascita, come se fosse in fuga, ed era normalmente tollerata purché non andasse contro l’assunzione dei pubblici uffici e doveri. I cristiani non venivano mangiati nelle arene, questo è sicuro. È Tacito a riportare di una prima persecuzione che ha a che fare non per dei motivi di culto, come con Diocleziano, ma per appunto la responsabilità dell’incendio. In questa “persecuzione” ripresa dal film Quo Vadis? I due apostoli padri della Chiesa avrebbero perso la vita. I Romani pensavano al cristianesimo degli esordi come a una forma deviata di Ebraismo, una superstizione e mal tolleravano il fanatismo.

L’incendio però non fu nemmeno attribuibile a Nerone. La maldicenza secondo la quale egli stesse assistendo al rogo suonando la lira, proviene sempre dagli storici del tempo, detrattori della sua figura. Nerone era un appassionato cantore, che partecipava persino alle gare ed è possibile che fosse stato preso dallo sconforto o dall’emozione alla vista di un così grande rogo. Va considerato però che Roma era costruita in modo disordinato, le vie strette, l’acqua corrente non presente se non nelle case signorili, insulae ammassate senza criteri su più piani con solai e tetti spesso di legno. Insomma, le condizioni per far scoppiare un incendio c’erano tutte e per vari motivi. Nerone fu vittima di una storiografia cattiva, incline a descriverlo come un pazzo scatenato. Ma l’incendio scoppiò molto probabilmente per via delle condizioni ambientali della città, che dopo questo incendio fu largamente riordinata, potenziando il servizio di prevenzione.

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