Come motivarsi per studiare di più

Dietro la motivazione ci sono pochi segreti. Non è una questione di forza di volontà, ma di chiarezza degli obiettivi e di passione. Se non si ha passione per ciò che si vuole ottenere, quasi sempre si finirà per fallire. La motivazione è spinta dalla necessità, dal valore che diamo alle cose che facciamo da ciò che vogliamo ottenere. Se non è chiaro questo concetto non si migliorerà mai.

La pigrizia nello studio è fatale. Lo studio è fatto di apprendimento e si apprende solo se si attacca il fondoschiena alla sedia con una colla delle migliori. L’apprendimento non è scevro da una metodica personalizzata. Non esiste un metodo prestabilito per migliorarne l’efficacia che vada bene per tutti. Ho conosciuto studenti che si sono laureati bene e nei tempi giusti, che studiavano 3 ore al giorno fisse, concedendosi molti svaghi. Altri che hanno ottenuto gli stessi risultati accumulando le ore nell’ultimo periodo, ma dandoci dentro per mezza giornata.

Il cervello umano, fortunatamente, è assai elastico e disponibile sia all’apprendimento regolarizzato, sia a quello shock, perché comunque tende a riscriversi sulla base delle abitudini. Ma sono queste a fare la differenza: una cattiva abitudine comporta rischi più grossi di un semplice atto di pigrizia, perché abitua il cervello a un comportamento dannoso che avrà delle sicure ripercussioni negative.

Per studiare occorre concentrazione, farlo in un ambiente senza disturbo, che non mina la produttività. Solo in questo modo si possono affrontare sessioni estive ed invernali con nonchalance e con la sicurezza di chi sa di aver fatto il meglio possibile per arrivare alla data preparati.

Studiare bene e tanto è parte di un percorso. La laurea spesso viene vista come un punto di arrivo, ma in realtà è un punto di partenza. Guarda agli esami come a dei gradini per raggiungere l’affermazione professionale, fare il lavoro che desideri, mettere le basi per la vita che ti piace, costruirti una famiglia.

Un conto è terminare un libro per un esame, un conto è acquisire conoscenza per il tuo prossimo lavoro. La laurea nell’insieme è un passaggio costoso, dispendioso in termini di energia, ma nel mondo del lavoro cambia tutto e molti degli studi, anni dopo, vi saranno sembrati inutili perché avrete dimenticato gran parte di ciò che avete studiato. Allo studio subentra la pratica quotidiana.

Il metodo di studio è importante, ma solo se si riesce a darselo. Improvvisare non porta a nulla. C’è chi ha un metodo dalle elementari e se lo porta appresso fino alla laurea. Ad esempio, sottolineare le parti interessanti, mettere delle glosse o delle note a fianco ai paragrafi, terre i testi in appunti. Oppure prima studiare dal libro e poi ripassare dalla sua riduzione. Sono metodi sperimentati, ma che ciascuno deve provare per verificare se portano a risultati precisi.

Fare un progetto va al di là del metodo: se voglio passare tre esami per la sessione di luglio, è chiaro che non potrò dedicarmi alle vacanze prima di averli passati. E come devo dividere il tempo della giornata? Un programma può essere utile a capire da dove iniziare, come ultimare la preparazione, quali esami hanno la precedenza non solo cronologica, ma ance in termini di tempo. Pertanto il consiglio è di buttare giù un piano di studi concreto, realizzabile, una mini cornice all’interno di una raccolta di quadri che dovrebbe portarvi al risultato finale. Dopo settimane registrare i progressi e capire se ciò che si sta facendo è produttivo. In questo modo si ottiene un po’ di precisione, non ci si abbandona all’improvvisazione e si fanno passi avanti che saranno sempre utili in futuro.

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